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Palazzo Moneta
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Palazzo Moneta

Monumento storico, Ville Venete

Soave-Est Veronese

Il Palazzo fu in origine luogo di diletto nella possessione di campagna della famiglia veronese dei Moneta: le prime notizie di tale famiglia risalgono al 1557, anno in cui Cosmo Moneta eredita i beni di famiglia, tra cui la proprietà di Belfiore su cui, forse su un già esistente sedime, egli fece costruire la sua fabbrica.

Palazzo Moneta ha un aspetto esteriore che richiama più un palazzo di città che una villa di campagna: l’edificio è una struttura cubica compatta, costituito di tre piani di cui quello terreno lavorato a bugnato che evidenzia in modo particolare i portali d’accesso delle facciate simmetriche a nord e a sud.

All’interno vi è un ricco apparato decorativo dell’epoca della costruzione della villa, costituito da affreschi e stucchi di artisti famosi quali Paolo  Arinati, il Falconetto e Bartolomeo Ridolfi.

Al piano terra nei vestiboli sono visibili decorazioni a motivi vegetali; in un oculo al centro della stanza era visibile il “Ratto d’Europa”.

Nelle pareti principali sono raffigurate due grandi scene di battaglia e trionfo, opera del Farinati, la cui firma è venuta alla luce con il restauro del 1800 ed anche il motivo della chiocciola, sigla del pittore.

Dal salone centrale, attraverso un corridoio con copertura a volta affrescato con una pergola di vite ed un altro con decorazioni a grottesche, si accede alla stanza “delle quattro stagioni”. In questo locale sono notevoli le decorazioni a stucco attribuite a Bartolomeo Ridolfi.

Al piano primo è celebre la stanza degli “amori illeciti” per il tema delle raffigurazioni: Venere e Marte davanti all'alcova mentre Apollo avverte Vulcano, la leggenda di Priamo e Tisbe, altri due amanti che amoreggiano tra le acque di un laghetto.
Proprio dalla leggenda di Priamo e Tisbe raffigurata a Palazzo Moneta, alcuni autori sostengono sia nata l’ispirazione di Shakespeare per il suo “Romeo e Giulietta”: il tragico amore tra gli amanti babilonesi, riportata poi da Ovidio, e quindi da Matteo Bandello, venne probabilmente riletta dal bardo inglese che ne trasse l’idea per il dramma degli innamorati veronesi.

Nel Palazzo, un particolare architettonico originale è dato dalla “scala dei mussi” , scala elicoidale in cotto per la quale salivano ai granai le bestie da soma con il carico da immagazzinare.

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