“Vita e morte di re Riccardo III” è l'ultima di quattro opere teatrali di William Shakespeare sulla storia inglese, la più lunga dopo Amleto. Il protagonista, Riccardo III Duca di Gloucester, è un uomo spietato e ambizioso, disposto a tutto pur di scalare la linea di successione e ottenere la corona. Tramando nell’ombra, riesce a eliminare tutti gli ostacoli e i parenti che gli impedirebbero di salire al trono o che metterebbero in dubbio la sua sovranità, perdendo però popolarità e spingendo l’esercito di Richmond, guidato da Enrico Tudor, a ribellarsi. La battaglia si conclude con la morte di Riccardo III e la salita al trono di Enrico VII d’Inghilterra, ponendo fine anche alla Guerra delle Due Rose.
Nell’opera di Shakespeare, Riccardo III è rappresentato come un uomo deforme, gobbo e zoppo, il cui aspetto rivela prontamente la sua malvagità. Il regista Antonio Latella, però, non condivide la stessa visione. Reinterpreta il male come vita, natura e divinità, non gli attribuisce una forma specifica e “riconoscibile”, non lo giustifica con deformità fisiche. Anzi rappresenta il male come una bellezza accecante, opulenta e ingannatrice, fatta di seduzione e relazioni pericolose. Riccardo III, interpretato da Vinicio Marchioni, e i vari personaggi si muovono all’interno di una specie di Giardino dell’Eden. E per Latella la battaglia del suo protagonista non è più solo per la corona, ma anche per la sottomissione del femminile, quando è proprio il femminile che gli darà scacco matto.